Chiesa di

San Giuseppe

La sua

Storia

L’attuale Parrocchia di S. Giuseppe in Pesaro costituisce il proseguimento dell’antica Parrocchia di S. Michele Arcangelo, avendone ereditate tutte le prerogative in seguito a trasferimento di sede. La chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo era situata poco distante dalla Piazza del Popolo e la si raggiungeva percorrendo la strada dietro San Domenico, oggi Via Giordano Bruno. Non si conosce da chi e in che tempo la chiesa di S. Michele Arcangelo sia stata fondata; però non vi è dubbio che sia stata antichissima, perché ha dato la denominazione a uno dei quattro quartieri in cui la città era distinta; di essa si ha addirittura un documento che risale al 1051. Attraverso la consultazione dell’Archivio Arcidiocesano di Ravenna, si è potuto pervenire alla conoscenza di numerosi parroci di questa parrocchia dal 1257 in poi (Cfr.: Don Sanzio Giovanelli, Storia della parrocchia di S. Michele Arcangelo e S. Giuseppe in Pesaro, Melchiorri, Pesaro, 1993, pp. 11 e 33-35).

A fine secolo XVIII, la sede parrocchiale fu trasferita nella vicina chiesa della confraternita di S. Giuseppe a causa delle precarie condizioni statiche in cui quella di S. Michele Arcangelo era venuta a trovarsi. Ciò avvenne tramite bolla del Papa Pio VI emessa in data 10 settembre 1782, con cui si decretava anche l’abolizione di otto confraternite su quattordici esistenti in Pesaro, tra cui quella di S. Giuseppe. Questa chiesa di S. Giuseppe era stata consacrata dal Vescovo Baglioni il 19 marzo 1626. La vecchia chiesa di S. Michele Arcangelo, che era quasi di fianco a questa seconda, dopo oltre 700 anni dalla costruzione, è stata sconsacrata dal Vescovo Barsanti nel 1779 e ridotta ad uso profano.

La prima aveva in antico il titolo di S. Giacomo Maggiore e S. Biagio Vescovo e Martire, ma già da prima del 1574, conservava soltanto quello di S. Giacomo. Era la parrocchia più piccola della città, ma anche una delle più antiche, avendo fornito la denominazione da tempo immemorabile (forse all’inizio dell’era comunale) ad uno dei quattro quartieri in cui era diviso l’abitato cittadino. Della sua antichità fanno fede una Bolla di Papa Alessandro II del 1062 conservata nell’Archivio del Monastero di S. Michele di Pisa, un privilegio di Papa Lucio III del 1184, oltre a un antico Istrumento Notarile del 1218 e ad un altro privilegio di Papa Alessandro IV del 1259. Dalla pianta topografica del Blaeu si riscontra che la chiesa era al centro dell’attuale Piazza Olivieri e isolata, con la facciata verso la via Almerici e l’abside verso via Sabbatini. Essendo poi cadente per la vetustà e i sinistri dovuti a scadimento ed intemperie, nel 1678 fu riedificata nella posizione attuale. La ricostruzione fu terminata verso la fine del ‘600. In essa si conservano diverse opere artistiche, tra cui la Pala d’altare attribuita a Giovanni Santi, oltre al monumento funerario del celebre erudito Annibale Degli Abati Olivieri, realizzato dallo scultore Sebastiano Pantanelli su disegno di Gian Andrea Lazzarini. Dal 2015 funge da Chiesa dell’Adorazione al posto della chiesa della Maternità.

La chiesa viene riedificata e ampliata più volte dalla sua fondazione, avvenuta all’inizio del XVII secolo. Consacrata il 18 marzo 1626, è poi demolita e ricostruita – dal 1660 al 1671 – con dimensioni maggiori per accogliere i fedeli sempre più numerosi.

Nel 1783 è ristrutturata radicalmente dall’architetto Tommaso Bicciaglia, allievo e collaboratore di Giannandrea Lazzarini. I lavori sono la conseguenza del trasferimento della parrocchia di san Michele Arcangelo alla chiesa di san Giuseppe, dopo la soppressione dell’omonima confraternita.

La fatiscente struttura di san Michele, di cui oggi resta il sagrato in via Giordano Bruno, viene abbandonata e i suoi arredi sacri trasferiti nella chiesa di san Giuseppe che per l’occasione subisce interventi che riguardano la canonica, il campanile, il pavimento, le fosse per il cimitero e altre ristrutturazioni. Consistenti trasformazioni interne su altari, cornici in stucco e gelosie, sono documentate nel 1846. Il portale in pietra arenaria risale invece al 1875.

La facciata in laterizio è scandita da finte finestre con specchiature e nicchie nel registro mediano. L’interno, a navata unica, ha cinque altari fin dall’origine. Una copia della Sacra Famiglia del Guercino, opera del suo allievo pesarese Teodoro Amati (1605-1679) è posta sul primo altare sinistro; sopra quello maggiore si trova invece uno degli ultimi dipinti di Terenzio Terenzi detto il Rondolino (1575/’80-1621 circa) con la Sacra Famiglia e San Giuseppe. Al Lazzarini sono attribuite le tele con santi nelle due finte nicchie sul fonte battesimale. Un particolare curioso: la chiesa intitolata a Giuseppe è stata voluta dai falegnami per cui tutte le decorazioni (capitelli, cornicioni, motivi delle finestre, ecc.) non sono in gesso o stucco come accade di solito ma in legno.

Il Vescovo Gaetano Michetti con decreto del 15 dicembre 1987 accorpò la parrocchia dei Santi Paterniano e Lucia con quella di S. Giacomo Apostolo, e dall’unione nacque la Parrocchia dei Santi Giacomo e Lucia.